Arch. GIUSEPPE GENTILI
  62028 Sarnano (MC)
  Studio: Viale della Vittoria
  62028 Sarnano (MC)
  Tel 0733 657062
  Fax 0733 657062
  Email: terhon1@gmail.com
  P.Iva: 01270950437









Architetto Giuseppe Gentili

Riflessioni


Indice degli articoli:

  1. Un grande errore culturale l'unione dei Comuni
  2. La rivista Medioevo
  3. La Chiesa di Piazza della Libertà a Sarnano
  4. Il compagno e la compagna. Il nuovo linguaggio elementare

 

 


UN GRANDE ERRORE CULTURALE L’UNIONE DEI COMUNI

In questi mesi, specialmente nel nostro territorio, si parla spesso e si propone fusioni o unioni di Comuni con molta leggerezza, superficialità e incoscienza.

Sarebbe il caso di fermarsi a pensare e riflettere sul significato di Comune e della conseguente fusione o unione; una legge dello Stato Italiano finalizzata al solo risparmio senza considerare le implicazioni culturali di operazioni di questo genere.

Credo non sia chiaro a nessuno quello che si perde, senza essere certi del risparmio.

I liberi Comuni nacquero nel medioevo sec. XI-XIII, nell’Italia del centro-nord per poi diffondersi anche in Europa. All’inizio erano chiamati “comunanze”, nel senso di comunità di popolazione affrancata ed unita, indipendente e libera dal potere feudale, piccole città stato con i rispettivi organi legislativi ed esecutivi. Tutti conoscono la storia dell’Italia Comunale, che si protrae da circa 900 anni tra vicende varie ma sempre con l’identità precisa ed irrinunciabile di ognuno di essi.

Per la difesa del Comune, piccolo o grande che sia, per l’autonomia e l’indipendenza le popolazioni, fin dai primi anni di fondazione hanno fatto guerre continue con i vicini ed i territori circostanti sono stati per anni oggetto di rivendicazioni; i confini si difendevano con l’intervento armato. Nel 1514 ci fu una guerra tra Sarnano e Fermo solo per i diritti dell’acqua del Tennacola da utilizzare nel mulino di Gualdo

Per i Comuni di dimensioni non riconducibili a grandi città, tale orgogliosa rivendicazione di appartenenza potrebbe essere definita “campanilismo”. Di solito questo termine viene usato con significato molto dispregiativo invece è un termine che caratterizza le particolarità e l’orgoglio di una identità storica e geografica. Definendolo in maniera dispregiativa si annulla qualsiasi riferimento alla cultura di popolazioni vissute in questi comuni per decine di secoli e si manca di rispetto alla loro storia. Un sano campanilismo è competizione e crescita, checché ne dicano i benpensanti acculturati.

Per centinaia di anni i popoli vissuti nei rispettivi territori comunali hanno costruito modellato e mantenuto un paesaggio naturale ed architettonico di rilevante bellezza salvando storia e tradizioni. Per anni ed anni le popolazioni di questi tanti comuni sono vissute bene e male formando le infinite immagini, caratteri e peculiarità del territorio Italiano, generando la cosiddetta cultura del nostro paese.

Cultura vuol dire: “l’insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita”

insieme di conoscenze e di pratiche acquisite che vengono trasmesse di generazione in generazione

Insieme delle conoscenze letterarie, scientifiche, artistiche e delle istituzioni sociali e politiche proprie di un popolo”

il complesso di conoscenze (tradizioni e saperi) che ogni popolo considera fondamentali e degni di essere trasmessi alle generazioni successive”

Invece in osservanza di una legge statale finalizzata al solo risparmio, generica e superficiale si cancella tranquillamente questa cultura ed anni di storia.

Non è come tagliare una pianta che prima o poi rigermoglierà, ma è come sradicarla; eliminare in profondità la parte più percettibile di un Comune: il nome stesso del Comune, quindi il suo sigillo, il suo stendardo, e quindi la sua natura il suo dispregiato campanilismo, per unirsi ed uniformarsi in altre massificazioni ed omologazioni tipiche dei nostri tempi.

Chi annulla la propria identità non sarà in grado di riconoscere quella dell’altro.

La fusione di un comune grande con uno piccolo annienterà ogni traccia di quest’ultimo, il quale diventerà una generica frazione, mentre il più grande conserverà il nome e la storia. Ci sono stati alcuni esempi dove piccoli comuni fusi insieme hanno scelto per essere rappresentati un nome nuovo, sconosciuto, cancellando gli antichi nomi e castrandosi volontariamente.

Ora si deve risparmiare, giusto ed auspicabile, ma questo lo si può fare semplicemente unificando i servizi, come già in parte avviene nel nostro territorio con l’Unione dei Comuni dei Monti Azzurri, come precisato anche dal sindaco di San Ginesio nell’Appennino Camerte del 4 marzo 2016. Con le nuove tecnologie si possono unificare gli Uffici Tecnici, l’Anagrafe, gli Uffici Tributi e Amministrativi, la Nettezza Urbana, Scuole ed Asili, ecc.ecc. in modo che tutti questi servizi soddisfino un bacino di utenza con un numero di popolazione consistente, veramente consistente ( 50.000 ab.) a costi inferiori ma efficienti. Queste sono funzioni logistiche del vivere, asettiche, tecniche che debbono funzionare a prescindere, sono uguali per tante persone, per questo possono e debbono essere centralizzate.

Gli indirizzi di sviluppo del territorio sono questioni politiche, per le quali necessita invece un bacino d’influenza, come detto sopra, consistente.

Per questo è giusto anche eliminare le funzioni elettive dei piccoli e medi comuni che comunque in maniera figurativa, sono poco più di grossi condominii, e quindi come tali per rappresentarli basterebbe un presidente del condominio con due aiutanti eletti da assemblee popolari, le quali poi potranno anche proporre interventi sul territorio e far conoscere, tramite i presidenti, le necessità delle comunità da riportare all’ente politico eletto e centralizzato. Le funzioni elettive e politiche possono e debbono fare capo quindi ad un rilevante numero di persone, le quali comunque resterebbero identificate nei loro storici Comuni.

E’ ridicolo fondere piccoli comuni per crearne un altro comunque piccolo, in nome del mero risparmio.

Non vorrei che si cambiasse l’indirizzo sulla mia patente né sulla posta in arrivo, non voglio cambiare il nome della mia storica “comunanza”. La soluzione è l’Unione di Comuni anche per parti geografiche rilevanti oltre che omogenee, ( che potrebbero essere anche complementari) ma i Comuni di Bolognola, Fiastra, Acquacanina, Camerino, Monte San Martino, Smerillo, Amandola, Sarnano, San Ginesio, Gualdo, Penna San Giovanni ecc. ecc. ecc. ecc. debbono restare nella loro storia e tradizione.

Le funzioni logistiche sopradette potranno essere centralizzate in un qualsiasi altro luogo, e identificate con un nome anche numerico, non importa.

Se i Sindaci vogliono mantenere la loro storia e la loro cultura, facciano modificare la legge dello stato, verso soluzioni più adatte e meno generiche e distruttive, si impongano con un po’ di orgoglio e decisione, lo Stato come si dice siamo sempre noi.

Questo è il pensiero di un cittadino qualunque che vale quello che vale, ma che vota, come tutti i cittadini.

19 marzo 2016

Giuseppe Gentili

 

↑Indice


LA RIVISTA MEDIOEVO

Nel mese di ottobre 2015 ho scritto al direttore della rivista Medioevo la seguente lettera:

 

Egregio Direttore Steiner,
            sono Giuseppe Gentili architetto di Sarnano Mc, leggo la rivista Medioevo molto spesso e da anni, forse dalla sua prima uscita. Ho notato che tra i collaboratori non figurano mai architetti, ma solo giornalisti, archeologi, professori, ricercatori ecc. Ora la figura dell’architetto nell’ambito di una analisi di un castello o di architettura medievale specialmente militare, è fondamentale. Ne ho un esempio pratico: sono proprietario di Roccacolonnalta nel Comune di San Ginesio, della quale allego una foto, per quattro anni abbiamo effettuato scavi con l’Università (…) (storia dell’arte medievale) e suoi studenti, durante i lavori ho constatato la carenza di conoscenze dei sistemi e modalità costruttive oltre che statiche. Per cui una parte di manufatto poteva essere definito in un modo, quando la tecnica costruttiva o la statica ne suggeriva un altro. Per le stesse carenze sono state ipotizzate date non rispondenti ai sistemi costruttivi delle varie epoche. Insieme ad un mio collega abbiamo rianalizzato la Roccacolonnalta con una visione più da architetti concludendo che al contrario di una datazione del sec XIII certe tecniche costruttive riportavano a periodi dell’VIII secolo e precedenti. Anche la storia quindi che ne deriva è diversa. Gli storici universitari raramente propongono visioni dei fatti diverse da quelle che hanno studiato e riproposto per anni, difficile che si pongano il dubbio sulla sequenza degli avvenimenti conosciuti e quindi una nuova visione. Le allego un esempio (solo per conoscenza di un altro modo di vedere i fatti storici) di un libretto scritto da me e dal mio collega Arduino Medardo.

Mi piacerebbe conoscere un suo giudizio su quello che Le ho evidenziato, il mio scritto non ha nessun altro motivo.

Comunque la sua rivista è molto interessante e continuerò a leggerla anche con le carenze descritte.

Inviando cordiali saluti La ringrazio per l’attenzione

Sarnano 22 ottobre 2015

Giuseppe Gentili, architetto


Come tutti giornali o enti pubblici ai quali ci si rivolge per lettera per comunicare un proprio pensiero anche se critico o interrogativo, nessuno risponde.

Mi chiedo se una rivista che tratta per un’alta percentuale degli scritti di architettura quale castelli e rocche, monasteri, chiese, abbazie, palazzi storici ecc, non debba avere tra i suoi collaboratori la figura di un architetto, unico titolato, (vedere le Soprintendenze) a trattare in maniera storico-architettonica ed anche statica, un manufatto della storia dell’uomo. Invece la rivista Medioevo si avvale di soli giornalisti, archeologi, professori di storia, lettere, ricercatori vari e similari. Forse il direttore pensa che voglia essere io interpellato a tale proposito, e qui si sbaglia di grosso. Forse è solo un comportamento sufficiente e poco incline al dialogo. Però potrei dubitare della consistenza e competenza degli articoli scritti relativi a temi architettonici.

 

↑Indice


LA CHIESA DI PIAZZA DELLA LIBERTA’ A SARNANO

SARNANO 2016, sono passati più di 6 anni da quando i sarnanesi hanno rifiutato un intervento del genere, ed avendo ritrovato la relazione che accompagnava il progetto nel mio sito Internet, oggi la ripropongo para para, dopo che il parroco insistette per la eliminazione dal sito per quieto vivere. Non solo, a tutt’oggi, il Comune di Sarnano sulla richiesta del parroco per la concessione dell’area della scarpata di piazza della Libertà verso il campo sportivo per la realizzazione di questo progetto, non si è ancora espresso. Avevamo proposto che il progetto fosse realizzato sia in fase progettuale che esecutiva da ditte e personale esclusivamente di Sarnano per ovviare alla imminente crisi: tutto inutile.


SARNANO 18 MAGGIO 2010

La piazza della non Libertà, neanche quella di proporre.


A Sarnano qualsiasi progetto che possa provocare una novità viene sistematicamente, facinorosamente e aprioristicamente sempre bocciato da una minoranza tendenzialmente inattiva; l’attività provoca in queste persone un certo senso di frustrazione che si manifesta con la negazione di ogni intervento, pur non conoscendone gli elementi del contendere. L’errore è quello di chiedere il parere alla comunità, con una concezione democratica della vita civile che ottiene sempre una risposta non democratica, visto che si tratta sempre di minoranze rilevanti: non è detto che il sistema democratico sia il migliore come ormai si tende a riconoscere.

Si parla con accanimento di una Chiesa della quale non esiste neanche il progetto sommario esiste solo un ideogramma, quindi il no è alla Chiesa in sé, non al progetto.

Don Luigi Verolini in gennaio 2010 mi prospettò l’idea di costruire una nuova chiesa nell’ambito della Piazza della Libertà di Sarnano, questa idea la materializzai con uno schema che faceva riferimento alla storia architettonica delle chiese e delle piazze nell’arco dei secoli dalla Grecia a Roma agli ultimi secoli della storia urbanistica Italiana, non c’era il progetto c’era un concetto incontestabile, è la storia, e ho inserito questo ideogramma sul mio sito internet

Tutti sono andati a vedere il mio sito, ma solo la questione della chiesa e piazza della Libertà, perché ?? perché siamo “a Sarnà, quello che potresti fare oggi, meglio fallo domà” e quindi non si fa nulla.

Alcuni oltranzisti, rari per fortuna, pare che siano anche del Consiglio Pastorale; perché è noto ai giorni nostri che i problemi più pericolosi della Chiesa, vengano principalmente dalla Chiesa

Quindi Don Luigi viste le continue invettive, mi ha chiesto di togliere l’ideogramma dal sito internet, cosa che ho fatto ma ho lasciato un messaggino per la “minoranza attiva”.

Allego la breve relazione ideogrammatica che era su internet.


IDEOGRAMMA - DI UNA IDEA

       

Piazza della Libertà - Sarnano - MC.

La proposta di realizzare una struttura parrocchiale con chiesa e vari edifici complementari, come oratori sale riunioni, ecc, nell’area della piazza della Libertà di Sarnano, forse è la proposta più brillante, innovativa e piena di potenzialità di ogni genere, fatta negli ultimi cinquecento anni, finalizzata alla costruzione di una nuova architettura nel tessuto urbano, per di più storico, di Sarnano; potrebbe avere significati architettonici indotti per il paese e per la popolazione pari a quelli che poterono rappresentare 600-700 anni fa la costruzione della Piazza Alta, con relativa chiesa e torre di Santa Maria.

La volontà di realizzare una unica parrocchia, di cui la chiesa nella piazza ne potesse essere la materializzazione, riunendo tutte le parrocchie del territorio, ha forse lo stesso valore della unione delle contrade nella costruzione di Sarnano nel medioevo, investendo tutta la popolazione sia allora che ora, di una scelta rilevante ed incisiva.

Fin dalla Grecia classica, passando per Roma ed anche durante la storia recente, fino al secolo XIX, nella nostra civiltà occidentale, ogni spazio-piazza, agorà, è stato il luogo della democrazia per antonomasia, luogo religioso, politico ed economico, definito dal Tempio prima e poi dalla Chiesa, oltre che da edifici civili di rappresentazione del potere e delle attività temporali.

Quindi, questo intervento potrebbe e dovrebbe trasformare la piazza della Libertà e gli spazi circostanti, ridefinendone la fruizione, riconducendola al significato classico di luogo di incontro, di conversazione, di intrattenimento, e di manifestazioni popolari politiche e ludiche.

L’edificio chiesa dovrebbe essere costruito sull’area della scarpata senza emergere dal livello della piazza, per non schermare la vista dei monti Sibillini, e dovrebbe svilupparsi a gradoni nel dislivello presente tra la piazza ed il sottostante vecchio stadio. Come segno della presenza della chiesa, e ingresso agli edifici sottostanti, nella piazza potrebbe esserci un paradigma storico della chiesa, un segno che la rappresenta e che attraverso le sue aperture, ecc, possa permettere la vista della montagna, la quale emergerà dopo aver eliminato tutte le piante che adesso la schermano. La piazza potrà diventare anche una grande chiesa all’aperto con una potenzialità di oltre duemila persone.

La piazza si potrebbe quindi caratterizzare a sud, verso la montagna, dal paradigma della chiesa e negli altri lati da una sequenza di pseudoportici che la potrebbero delimitare e distinguere dalle due strade: la provinciale per Sassotetto e la Picena Macerata-Ascoli.

L’area piazza potrebbe essere in parte realizzata a leggeri gradoni per ovviare al dislivello presente. Il monumento ai caduti potrà essere integrato e collaterale al paradigma, al fianco del quale sarà realizzato anche un ascensore, che partendo dal livello del vicino parcheggio Bozzoni, permetterà l’accesso ai diversi piani e locali della chiesa e alla piazza della Libertà, permettendo così l’uso integrale del parcheggio.

Urbanisticamente la piazza non dovrebbe avere rispondenze simmetriche o assialità, poiché la sua forma non è subordinata ad alcun edificio principale, risponderà esclusivamente alla conformazione orografica ed alle geometrie delle preesistenze.

La piazza sarà ovviamente priva di auto, né sosta né transito.

Sarnano 23 marzo 2010

 

Questa chiesa poteva o potrebbe essere non lo so, l’input ad una revisione generale della piazza e della viabilità, del parcheggio sottostante e di una rinnovata immagine architettonica di Sarnano che è ferma a qualche secolo fa, i locali della chiesa sarebbero stati realizzati seminterrati sulla scarpata che divide la piazza dal vecchio campo sportivo permettendo un ampliamento della piazza stessa e una vista sulla montagna, una maggiore fruibilità turistica dell’insieme della quale i commercianti ne avrebbero tratto un ottimo guadagno visto che da tempo a Sarnano c’è un certo languore.

Forse è stato perché ho scritto che non dovevano esserci più parcheggi, ma questo è ovvio, primo perché a due minuti di cammino, due minuti anche per gli anziani, c’è il capiente parcheggio Bozzoni sempre vuoto, secondo perché oggi, se si deve andare a pagare in banca o prendere una medicina in farmacia, nella piazza non c’è posto alcuno per lasciare la macchina, dato che i parcheggi sono occupati dalla mattina alla sera, come se fossero parcheggi privati. Se uno, chiamiamolo turista, volesse fermarsi e parcheggiare non c’è posto, meditate gente, meditate.

Non capisco quale sia il problema per cui fare qui questo intervento possa creare chissà quale scompenso economico di immagine o cosa, poiché i facinorosi non hanno proposto né hanno confutato con argomenti il no aprioristico a meno che non l’abbiano detto ed io solo non lo conosco.

I finanziamenti della CEI sono solo per chiese nuove e niente altro, l’ignoranza della gente è tale che qualcuno ha proposto perfino di completarci la casa di Riposo Comunale con quei soldi, visto che di chiese ce ne sono tante.

Come al solito il no di pochi ricadrà sulla testa dei molti e del paese, il quale funzionava bene, e tutti lo rimpiangono meno i fannulloni, quando le cose si decidevano e si facevano senza chiedere pareri democratici di sorta, come si è sempre fatto nella storia dell’uomo ad oggi, quelli che dicono sempre no, dovrebbero prima studiare poi parlare; tutto quello che oggi definiamo patrimonio storico- artistico e che i suddetti facinorosi ci si spellerebbero le mani nel difenderlo, questa volta giustamente, è stato fatto dalla volontà di singoli o di pochi, senza chiedere pareri a nessuno, studiate gente, studiate. Immaginate se per costruire la torre di Santa Maria alta circa 30 metri come pure quella di san Francesco nell’anno 1350 circa la chiesa avesse chiesto il parere a tutti i cittadini, comunque le due torri ci sono.

A proposito della preparazione culturale di alcuni o di tanti non lo so, cittadini di Sarnano, che parlano e basta, la settimana scorsa c’è stato un convegno, nella chiesa di San Costanzo a Poggio, durato due giorni pieni, organizzato dalla Università “La Sapienza” di Roma , con 32 relatori dell’Università di Roma, Urbino, Macerata, l’università di Pavia, Soprintendenze dei beni culturali, del Museo di Farfa, l’Université Montpellier III, ed anche il sottoscritto,"per piacere" come dicono a Roma, ecc, ecc, sull’architettura altomedievale delle Marche e oltre, sapete quanti Sarnanesi c’erano oltre me ? Due. Di che cosa vogliamo parlare!!!

18 maggio 2010

Arc. Giuseppe Gentili

↑Indice


IL COMPAGNO E LA COMPAGNA

Il nuovo linguaggio elementare

Mia zia Maria, nella sua campagna, aveva gli animali da cortile. Mi incuriosiva il fatto che quando per motivi dovuti ai selvatici predatori veniva a mancare uno dei due nella coppia di conigli o dei piccioni lei usasse la frase: "debbo ritrovare un compagno o una compagna" per il superstite della coppia rimasto singolo. Quindi cercava tra gli agricoltori della valle di Terro qualcuno che avesse un coniglio o un piccione da dargli per ricostituire le sue coppie. In sintesi le unità appartenenti e costituenti una coppia di conigli o di piccioni venivano chiamate il “compagno” e la “compagna”. Questo era un elementare e naturale vocabolario di mia zia, forse solo dialettale, destinato alla identificazione dei sessi tra questi animali.

Alla luce di questo linguaggio mi desta stupore quando sento presentarmi da un uomo o da una donna, un uomo o una donna con il vocabolo "Compagno" o "Compagna". Per gli animali da cortile non è necessario un linguaggio che individui un preciso percorso affettivo nel rapporto tra i due sessi, ma per gli uomini si. Infatti mia zia prendeva la "compagna" o il "compagno" e li introduceva di sua volontà e non quella degli animali nel nido o conigliera dell’altro.

Negli esseri cosiddetti umani la lingua italiana, come ogni altra lingua, possiede vocaboli adatti per determinati rapporti, i quali avvengono e si concretizzano per dichiarata volontà e coscienza degli individui uomini o donne. Il termine compagno ha molti riferimenti, può essere di scuola, d’armi, di squadra, di lavoro, di giuochi, perfino di merende nella ultima coniazione di significato, di partito e qui sta la confusione, ecc, ecc. La sinistra ha omologato il linguaggio, in basso, per evitare differenze, quindi un termine può essere usato sia per gli animali che per gli esseri umani.

La lingua italiana invece identifica precisamente il percorso affettivo e le funzioni delle varie figure costituenti i rapporti umani. “Marito” vuol dire marito, ogni vocabolario identifica precisamente il rapporto e la funzione che l’uomo ha con la donna, così pure per “moglie”. "Fidanzato" o "fidanzata" sono vocaboli identificativi di un percorso ben preciso nell’ambito dell’affetto e dell’amore tra i due sessi. “Amante” o più blandamente “amica” identifica un’altro ben preciso rapporto tra i due sessi, ben conosciuto. Nel linguaggio attuale tutte queste specifiche manifestazioni tra esseri umani viene unificato e indistinto e omologato in "Compagno" o "Compagna". Questo piace perché non si identificano responsabilità di sorta e nello stesso tempo ci si può muovere con molta più libertà.

Molte volte ho provato a farmi spiegare se il compagno o la compagna fosse di scuola militare o di partito, ma nessuno risponde serenamente. Beati i piccioni o i conigli che non hanno di questi problemi, non che io li abbia, è solo puntualizzazione per capirsi meglio sia tra animali che tra esseri umani: a me non piacerebbe essere scambiato per un piccione o una picciona.

Sarnano 8 agosto 2015
Giuseppe Gentili

 

↑Indice