Fatti del terremoto 2016


La vista corta

La vista corta è un difetto, specialmente se stai sul campanile. Il paesaggio è a 360 gradi ma con la vista corta vedi ben poco quindi pensi che il mondo finisca ai piedi del campanile e vedi solo quello che al momento gli gira intorno.

Con il terremoto del 2016 molte sono le viste corte. Da quello che si sente dire in giro, per la nostra zona sono stati stanziati circa 15 milioni di Euro finalizzati alla ricostruzione delle scuole nei Comuni di Gualdo, di San Ginesio e di Sarnano, scuole distrutte dal terremoto. Giusto finanziamento se non fosse sprecato dalla vista corta.

Ogni Comune costruirà le proprie scuole non nel territorio ma nel centro storico, dove erano prima, pensando in questo modo di ridare nuova energia e sviluppo al proprio paese.

Con una somma del genere si potrebbe costruire nella zona artigianale di Pian di Pieca, in comune di San Ginesio, un polo scolastico non solo per i tre Comuni citati ma per tutti quelli limitrofi. Potrebbe essere un supercentro per giovani, un vero luogo di educazione con tutti i servizi connessi tipo palestre centro sportivo auditorium parco e così via. Infiniti sarebbero i servizi concentrati che potrebbero essere costruiti in tale area baricentrica e a confine con tutti e tre i Comuni, servizi che renderebbero veramente moderno il polo scolastico.

Si spera che in futuro i bambini nascano solo nei centri storici e in quantità tale da poter giustificare investimenti di questo genere specialmente in questo periodo di magrissima non di magra. Gli autobus che portano i bambini nelle scuole, se percorrono tre chilometri o sei o nove non fa differenza, ma le scuole con i centri annessi costruiti a Pian di Pieca sarebbero una vera rivoluzione culturale. Si parla tanto di fusione di Comuni poi quando si presenta l'occasione ognuno spera in branchi di cicogne sulla torre del proprio Comune. Non sono d'accordo alla fusione dei Comuni, ma all'accorpamento di tutti i servizi di un Comune si.

Dimenticavo, perché qualcuno potrebbe pensare che un polo scolastico in un'area artigianale sarebbe un controsenso. Certo lo sarebbe se l'area artigianale fosse una vera zona per le attività produttive, ma qui al massimo troviamo il panificio, un caseificio, il gommista e poco altro, il resto è commercio e anche poco.

Il polo scolastico a Pian di Pieca sarebbe l'unica giustificazione perché un'area paesaggisticamente rilevante sia stata urbanizzata, altrimenti non ci sarebbero scuse di sorta. Ma tant'è ognuno farà la scuola nel proprio campanile, bel futuro con tali idee sia per i giovani che per quelli meno giovani. Bel rilancio dell'entroterra e della montagna. Possibile che nessuno si renda conto di un errore così enorme? Altro che vista corta, questa è mancanza di cervello a spese dei cittadini.

5 aprile 2017

arch. Giuseppe Gentili


Responsabilità degli ordini professionali

Il terremoto è un evento che incide essenzialmente sulle parti strutturali degli immobili, e proprio per questo è un evento molto pericoloso. E’ evidente che in caso di sisma la parte di finitura e decorativa incide ben poco, oppure in parte molto relativa, sull’incolumità degli abitanti. Il lato strutturale quindi diventa di fondamentale importanza al fine della sicurezza. Su questo punto credo tutti siano d’accordo, anche quelli non specialisti del settore come la gente comune.

Chi può allora essere preposto in maniera esclusiva al controllo, verifica e progettazione di strutture in relazione agli effetti sismici? Non tutte le categorie professionali che si interessano di edilizia, perché alcune di esse non hanno frequentato studi specialistici specifici. Tanto è che solo gli ingegneri e gli architetti possono eseguire i collaudi statici, cioè strutturali, degli edifici e solo dopo che siano passati dieci anni dalla prima iscrizione agli albi professionali. Ora se dopo un terremoto, oppure per la prevenzione ai possibili danni, si porge massima attenzione alle strutture, come mai i lavori di restauro ripristino e ricostruzione post sisma possono essere eseguiti da tutte le categorie professionale del settore? C’è un qualche cosa di “fuori legge nelle leggi” fatte per il post sisma e per la ricostruzione, qualcosa di volontariamente ed illegalmente sottaciuto.

Inoltre ci si può chiedere perché le suddette due categorie degli architetti e degli ingegneri debbono spendere almeno 5 anni di tempo in più di studio rispetto alle altre figure professionale e almeno due anni in più rispetto alle lauree brevi, se alla fine tutti possono fare gli stessi interventi? Non nascondiamoci dietro la tipica frase “secondo le proprie competenze” perché è la tipica presa in giro. Differenziare per legge le competenze significa esaltarle e renderle complementari con la dignità e la complementarietà di ognuna. Il medico e l’infermiere sono due competenze diverse e complementari e nessuno può fare a meno dell’altra, ma nessun infermiere si mette a fare il medico.

Qualche mese fa ho indirizzato un messaggio alla magistratura di Rieti e di Ascoli Piceno nel quale in relazione ai crolli e danni prodotti dal terremoto del 24 agosto 2017 e seguenti; invitavo ad una analisi specifica per categorie professionali al fine di conoscere i professionisti i cui interventi sono crollati sotto l’effetto del sisma. Sicuramente nessuno si farebbe restaurare la casa oppure costruire ex novo da un professionista al quale il terremoto ha già distrutto il lavoro eseguito e crollato per sua negligenza o ignoranza; la sfortuna è rara come la fortuna. Invece questi professionisti, compresi anche architetti ed ingegneri di superficiale preparazione, continueranno a produrre effetti nefasti seguitando ad esercitare la professione.

Gli Ordini Professionali hanno il dovere di spingere il legislatore verso l’emanazione di leggi orientate alla selezione dei professionisti, ci sarebbero i termini per interventi legali sia contro lo Stato che contro gli Ordini Professionali. La presa in giro del famoso elenco dei professionisti, per il terremoto, senza differenziare le mansioni e senza individuare le esperienze e gli studi fatti, ma ammessi solo se hanno pagato i contributi, è stata ed è una “circonvenzione d’incapace” perché lo Stato pensa che siamo tutti sudditi e non cittadini. L’Ordine degli Architetti e l’Ordine degli Ingegneri, avrebbero dovuto difendere gli interessi e la professionalità dei loro iscritti invece di accettare leggi qualunquiste. Forse si è più portati per la politica che per la professione.

La connivenza nell’ignoranza è connivenza nella colpa per danni sismici.

Sarnano 22 maggio 2017

arch. Giuseppe Gentili


Terremoto da sempre

Quando ero piccolo, sette-nove anni, mio nonno Sante Cecchetti mi portava qualche volta in pellegrinaggio a Santa Rita da Cascia, perché la figlia, mia zia, si chiamava Rita. Ogni volta che si arrivava a Cascia mi ripeteva la frase: "Cascia Norcia e Visse Dio li fece po' li maledisse". Negli anni successivi, abitando in Roma, quando tornavo a Sarnano e gli nominavo Visso, dove si passava, mi ripeteva la stessa storia. Credevo fosse un modo di dire, una rima, un sonetto, un giocoso detto, invece No. Nel mese di settembre 2016, dopo il famoso e fortissimo terremoto, mi recai in visita a Montegallo nella frazione Castro, dove c'era la casa di proprietà di un mio amico americano che durante il terremoto di agosto era lì in vacanza e visse l'evento in diretta. La casa aveva riportato molti danni e lui viveva prima del rientro negli Stati Uniti in una piccola casa vicina rimasta quasi illesa. In quella frazione quel giorno c'era anche un suo amico, che risiedeva a Torino, anche lui con la casa lesionata. Saputo che noi eravamo di Sarnano mi ripeté la frase di mio nonno con un'aggiunta, a me sconosciuta, e confermata anche dal mio amico Domenico, americano ma nativo e cresciuto a Castro: "Cascia, Norcia e Visse, Dio li fece po' li maledisse, poi girò la mano e benedì solo Sarnano" Questa storiella, mi dicevano, veniva citata dagli anziani della zona in questo modo, e per loro era un detto che faceva parte della loro tradizione, ma non seppero spiegarmi il perché Sarnano risultava benedetto.

Nella rivista Medioevo di febbraio 2017 trovai un articolo sul terremoto del 2016 che aveva distrutto in parte anche Norcia e si citava una frase, un detto dell'area del 1553: "Guardati nell'andar in Norsia Cassia e Visse, perché Dio li maledisse". Finalmente ho scoperto il perché della frase di mio nonno, frase tramandata ed ancora conosciuta, fin dal lontano 1553. Il terremoto è sempre presente in queste zone.

Un chiaro detto popolare, riferito alla situazione geologica di questa parte dell'Appennino. Queste concomitanze mi hanno fatto molto riflettere sulla cultura popolare antica e tramandata in queste terre pericolose sismicamente, ma sempre abitate, e sulla poca conoscenza che si ha, non dell'evento in se, ma di come le popolazioni lo hanno vissuto nei tempi.

Forse Sarnano, nella strofa, è benedetto per via della presenza di san Francesco? Per via che il Santo diede lo stemma al Comune nel segno del Serafino a sei ali? Sarebbe interessante scoprirlo. Comunque, lo trovo affascinante, molto affascinante.

Peccato che del terremoto ci si interessi solo dal punto di vista economico.

Sarnano, aprile 2017

Giuseppe Gentili


Terremoto 2016. Danni collaterali (per esempio Camerino)

Sono passati due anni e più dalle scosse sismiche del 2016, non ci sono tracce di ricostruzione concreta, ancora alcuni centri storici sono chiusi nella zona rossa senza conoscere un programma temporale di ricostruzione. A questa inerzia non giustificata si aggiungono interventi coscienti di creare danni permanenti superiori a quelli del terremoto. I danni del terremoto prima o poi si ripareranno con la ripresa sociale delle attività economiche e culturali dei centri storici, ma ci sono interventi in conseguenza del terremoto che determineranno l'impossibile rinascita della vita in alcuni comuni. Per esempio se con la scusa del terremoto spostiamo in maniera definitiva alcune attività di base che implicano indotti economici rilevanti, e le portiamo all'esterno della città nelle aree periferiche dell'abitato utilizzando oltretutto nuova terra da urbanizzare, è il modo sicuro di gettare le basi per un abbandono definitivo di quello che una volta veniva definito centro storico di valore. La città di Camerino dopo il terremoto è stata chiusa in maniera definitiva e totale , tutto è zona rossa ed ancora dopo due anni tutto è fermo.

Terremoto: Cui prodest.

L'Università di Camerino è tale e conosciuta come tale perché nata in Camerino circa 700 anni fa, e l'università di Camerino poteva e doveva essere lo stimolo e la causa di una rapida ricostruzione, anzi riparazione dei danni del terremoto affinché il centro storico potesse ricominciare a vivere. Invece no, l'Università, orgogliosamente ha spostato in periferia su nuove aree quelle attività che potevano essere il volano per il restauro del centro storico. Per essere brevi, tanto il concetto credo sia chiaro a tutti, faccio l'esempio del nuovo "Campus" come piace che si chiami l'area di insediamento delle nuove residenze per gli studenti, in costruzione nella periferia nord del Comune. Un ossimoro: ho letto che per tale intervento è intervenuta la Croce Rossa Canadese: di solito la CR porta aiuto per vivere, invece qui contribuirà all'abbandono di Camerino. (Se non ci saranno più gli studenti nel centro storico non ci saranno attività commerciali senza le quali non ci saranno più neanche i residenti ed il valore economico degli edifici sarà ben misero). Io non sono di Camerino, ma fin da piccolo ho frequentato la città sede della Curia Arcivescovile. Molti miei amici sacerdoti vivevano e vivono in Camerino e per questo il suo abbandono mi dispiace molto. La vita sociale ed economica di Camerino è stata sempre legata all'Università: le case affittate agli studenti i collegi universitari per studenti, le attività economiche, tutto viveva in funzione della presenza massiccia degli studenti. La vita quotidiana e serale era segnata dalla loro presenza, le vie dove risiedevano erano vitalizzate dalla loro presenza in continuo movimento. Ho notizia che il nuovo "Campus" costa sei milioni e mezzo di Euro. Con questi importi l'Università doveva farsi promotrice di un intervento immediato e restaurare parte delle abitazioni del centro storico finalizzate alla residenza degli studenti e lì organizzare il "Campus" (definizione tanto piaciona) anzi sarebbe stato veramente una novità definire "Campus parte del centro storico di Camerino" con le attività connesse oltre alla residenze per gli studenti. Questa mania di americanizzare le cose non mi piace, la nostra cultura precede di migliaia di anni quella americana, eppure ancora andiamo dietro al "Campus", che poi è un linguaggio latino.

Nel centro storico terremotato di Camerino con sei milioni e mezzo di Euro, stando alle somme al mq stabilite dalla legge per la ricostruzione, si sarebbero potuti restaurare circa 16.259 mq di superficie complessiva in edifici con danno B, livello operativo L0,( 400,00 euro/mq); considerando una superficie media complessiva per ogni unità abitativa di 100 mq si sarebbero restaurate circa 162 unità.

Con livello operativo L1 (850 euro mq) si potevano restaurare circa 7.647 mq di superficie complessiva.

Con danno L2 (€ 1.100,00) si potevano restaurare mq 5.909 di superficie complessiva pari alla creazione di possibili restaurate 59 unità.

Consideriamo anche che la maggior parte degli edifici di Camerino avranno danneggiamenti del tipo B, come penso, visti gli ampi e numerosi restauri effettuati con il terremoto del 1997, che avranno avuto il loro effetto positivo.

Se tutti gli interventi che l'Università di Camerino ha realizzato dopo il terremoto, ma forse si possono mettere in conto anche quelli fatti prima, li avesse indirizzati al recupero del centro storico della città per finalità didattiche e residenziali invece di utilizzare nuove aree nella periferia, sarebbe stato un esempio eccezionale ed unico di integrazione tra città e Università, veicolando inoltre una sicura riduzione dei tempi della ricostruzione e un futuro certo alla città in termini di rinascita e sviluppo economico.

Invece di Camerino si usa solo il nome.

Universitari dirigenti, non compiacetevi di costruire fuori dal centro storico di Camerino nuovi insediamenti, Camerino non è Roma o altra grande città per cui decongestionare il centro storico porta ad una miglioramento della vita all'interno di esso, a Camerino portare via le attività dal suo centro storico significa farla morire

Un grande errore è consentire da parte delle Amministrazioni Comunali l'insediamento di attività economiche, sociali, scolastiche ecc. fuori dal centri storici delle città o dei paesi, salvo poi constatarne lo spopolamento durante le campagne elettorali, proponendo quindi la loro rivalutazione e impossibile rivitalizzazione.

Questo è in sintesi un esempio di danni collaterali del terremoto che non potranno mai essere restaurati; è solo una mia convinzione e spero di cuore di sbagliare.

3 gennaio 2019

arch. Giuseppe Gentili