Commenti e Saggi


13. Analisi del catalogo di fotografie di Eros De Finis


L’affermazione del fotografo americano Leifer secondo la quale : “la fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha” è una definizione che può essere riferita solo ad un artista tradizionale, un uomo, e non alla fotografia che invece mostra solo la realtà. L’uomo che manovra la macchina fotografica sceglie le diverse realtà da mostrare.

L’uomo-artista tradizionale, invece, di fronte alla realtà, percepisce la parte che poi rappresenta a seconda della propria storia, culturale e spiritualità: la trasforma ed evidenzia quello che per lui è più importante di altro, ne esalta gli aspetti più nascosti partecipandoli all’osservatore. Nella fotografia fatta da una macchina, la realtà è proprio quella che viene rappresentata, non ci sono dubbi a meno di manipolazioni per cui poi non è più fotografia. Solo che un buon fotografo coglie le parti della realtà che altri non percepirebbero spontaneamente, ma sempre realtà è.

La fotografia è la riproduzione perfetta di un attimo del reale, che l’attimo dopo non è più; le componenti di quel reale, l’attimo dopo e successivamente non esisteranno più allo stesso modo. Per questo la fotografia è diversa dall’arte tradizionale, il fotografo bravo è quello che coglie quell’attimo particolare che di solito sfugge agli altri. Se osservo una foto di un bambino, quello non è l’uomo che poi si svilupperà, ma è un essere che esiste solo in quel momento, per poi scomparire per sempre. l’attimo dopo di quel momento il bambino è un altro, poi un altro, e un altro ancora: questi attimi diventeranno la vita dell’uomo. In fotografia gli attimi sono le tante realtà, una sequenza di realtà, non l’idea che si ha delle stesse. Il fissare, contornare questi attimi, che altrimenti sfuggirebbero alla vista dell’uomo, è il pregio della fotografia.

La fotografia di Eros è il cogliere uno dei tanti attimi del mondo, unici ed irripetibili e fissarli nell’immagine; la sensazione che ne deriva è stimolata dalla evidenziazione dell’ attimo della realtà di quel contesto e dalla dimensione fisica rappresentata nell’attimo. Il contesto potrebbe essere molto più ampio, anzi lo è, ma la sua fotografia ne rappresenta una parte che diventa l’acronimo del contesto, sollecitando quelle sensazioni che altrimenti in una visione globale dello stesso non si produrrebbero.
Non tutte le foto del catalogo portano a queste conseguenze sensoriali, ma solo quelle di alcune sezioni.

Non condivido il dare il nome alla foto. Dare un nome alla foto vuol dire indirizzare in una direzione l’interpretazione dell’immagine, il che già di per sé ne limita la potenzialità. Inoltre il titolo serve solo nel caso della presenza di un critico in questo caso dell’arte fotografica, il quale per giustificare la propria esistenza ne darebbe la spiegazione “ autentica” sia del titolo che della fotografia. Ma una qualsiasi vera manifestazione artistica è di percezione immediata e diretta, a prescindere dal tramite del critico. Quindi i titoli, plurimi anche di una stessa foto, se necessario dovrebbero metterli gli osservatori caso per caso a seconda della propria interpretazione. Credo che i commenti, anche di illustri critici o presentatori, rappresentino solo le loro sensazioni, il loro punto di vista, sarebbe stato più interessante il commento e la spiegazione dell’autore Eros, senza tramite. Il messaggio artistico, quindi trascendente, deve essere di percezione immediata e diretta, a prescindere dal tramite del critico.

Alcune sezioni del catalogo possono ben rappresentare piacevoli esempi di decorazione parietale per la quale non c’è bisogno di titoli o interpretazioni: è solo buona decorazione. La sezione definita “Impressioni” è decorazione, anche se derivata dalla fotografia. Anche alcune parti della sezione “il sogno della ragione” e “libertà” potrebbero essere ascritte alla decorazione.

La sezione “Inverno” è quella che più di altre materializza le definizioni suddette attimi di parti di contesto irripetibili e nelle quali possiamo sentire la presenza del tempo: lento o veloce comunque in essere.

“Al tempo unita vola la vita” e “Sincretismo marchigiano” e parte di “Terra magica” è quello che avevo definito come insieme di attimi irripetibili che costituiscono la vita e che la fotografia di Eros ne ha fissato l’esistenza.

Però, non solo le sensazioni tristi o nostalgiche rappresentano la vita, forse captano più l’interesse dell’osservatore, potrebbero sembrare anche più artistiche, ma nel catalogo potevano trovare posto anche sensazioni più gioiose, dinamiche e serene, che sicuramente Eros avrà fissato nella fotografia in qualche tempo; l’arte, qualunque essa sia, è meglio che stimoli amore per la vita felice e speranza per il futuro, le cose tristi l’uomo le sperimenta da solo, non ha bisogno di stimoli.

Questo commento è quello che il catalogo fotografico di Eros De Finis mi ha indotto, non è un commento da critico, ma solo la sensazione di un osservatore qualunque, e il pregio di queste fotografie è proprio questo: stimolare uno stato d’animo ed una riflessione.

18 febbraio 2013

Giuseppe Gentili