Commenti e Saggi


5. Mulino di Brunforte a Gualdo


Conferenza “EMERGENZE STORICO-ARCHITETTONICHE DI SARNANO” Sarnano 21-01-2012


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Nell’anno 1250, Rinaldo di Brunforte detto il vecchio, nipote di Fidesmido da Mogliano, eredita tutti i beni della famiglia posti verso la montagna, e quindi tutti i territori, fino a Castel Manardo, compreso Gualdo, sono feudo dei Brunforte.

Nel 1313 nell’Abbazia di Piobbico di Sarnano, avviene la divisione dei beni di Rinaldo il vecchio, tra i suoi figli e nipoti. La divisione assegna a Rinaldo il giovane il territorio di Gualdo, al figlio di Gualtiero (Nallo) il castello di Brunforte, ai figli di Ottaviano Roccacolonnalta.

Il 18 aprile 1319, Rinaldo di Brunforte il giovane, restituisce la libertà agli abitanti di Gualdo, ma qualche giorno prima il 7 aprile 1319, aveva venduto questo territorio al Comune di Fermo, quindi i Gualdesi si trovarono assoggettati a questo Comune senza essere informati.

Nella vendita, Rinaldo di Brunforte si riservò, oltre ad alcune terre anche il mulino sul Tennacola, diritto questo tipicamente feudale, ed economicamente re dditizio perchè fruttava la tassa sul macinato.

Col passare degli anni, finita la discendenza dei Brunforte, il mulino per molto tempo, si pensa fosse inattivo e senza proprietari, poiché si hanno notizie solo a partire dal 1512, in occasione della guerra tra Sarnano e il Comune di Fermo.

Da precisare che il mulino si trova sulla riva sinistra del Tennacola, territorio di proprietà del Comune di Gualdo, mentre la riva destra appartiene a Sarnano; in questo caso, secondo alcune leggi dell’epoca, l’acqua apparteneva in parti uguali ai due Comuni, e chi l’avesse utilizzata doveva indennizzare l’altro.

Nel 1512 il Comune di Gualdo aveva cominciato a scavare un canale, un vallato, per portare acqua al mulino con lo scopo di riattivarlo. Il comune di Sarnano chiese che gli venisse riconosciuto il suo diritto inerente l’acqua deviata, quindi un indennizzo.

Gualdo rifiutò, anzi sicuri della protezione dei Fermani, a sfida dei Sarnanesi, fortificarono ulteriormente il mulino; ulteriormente perché i mulino già dal medioevo erano comunque in parte fortificati.

I sarnanesi nell’autunno dello stesso anno fecero preparativi di guerra, richiedendo armature e armi da fuoco al Comune di San Ginesio e Visso.

Nel febbraio del 1513 viene assoldato Giovanni Rapossi di Ascoli (città tradizionalmente nemica di Fermo) per inquadrare i giovani di Sarnano e insegnare loro l’uso delle armi; con il Rapossi vengono altri tre Ascolani, che poi vennero proclamati ad unanimità, cittadini di Sarnano, il 28 marzo viene ordinato che nessuno si assenti da Sarnano e che coloro che ne erano lontani “addetti ad opere servili” o al pascolo del gregge, vi facessero ritorno entro l’ottava di Pasqua appena cominciata.

Nel mese di agosto del 1514 i sarnanesi invasero il territorio di Gualdo con l’intenzione di abbattere il mulino e di annientare i suoi difensori; da qui lo scontro con i Fermani venuti in aiuto di Gualdo, durante il quale i Sarnanesi sarebbero riusciti a strappare ai Fermani il gonfalone, ossia lo stendardo del Comune di Fermo; si conosce anche l’autore della prodezza, un anonimo Chimèra , che il Comune ricompenserà concedendogli l’esenzione perpetua dai tributi, riconfermata particolarmente al figlio Matteo nel 1572. Dall’atto si sa che il glorioso gonfalone era custodito nelle “casse dell’abbazia”, ossia negli armadi della vicina chiesa di S. Maria di Piazza.

E’ probabile che l’episodio del mulino sia servito per motivare un attacco, i cui veri fini erano quelli della espansione del Comune di Fermo verso i territori montani.

ANALISI ARCHITETTONICA

Il mulino fortificato sul Tennacola fino a qualche decennio fa era proprietà della famiglia di Ugo Regoli. E’stato attivo fino ai primi anni del ’60; poi dopo alcuni decenni di inattività l’edificio è stato venduto al signor David Laws un signore inglese che tutt’ora lo possiede.

La costruzione è realizzata in pietra arenaria sbozzata tipica del luogo, si presenta a forma di torre, con ponti levatoi, beccatelli, piombatoi, e bombardiere su tutti e quattro i lati.

La torre è a pianta rettangolare di m 11 x 9 circa, e si compone di tre piani per una altezza totale alla facciata nord-est di m11,50.

Al piano terra che si eleva per circa la metà dell’altezza, in un unico locale con volta a botte è posto il mulino con le macine e le attrezzature ancora in sito. L’attuale locale laterale, è stato ricavato in epoca più tarda, nello spazio coperto dal ponte levatoio d’ingresso al primo piano e delimitato dal muro battiponte.

La porta d’ingresso al mulino, posta sulla parete nord-est, è difesa esternamente da beccatelli in pietra arenaria, e piombatoi utilizzabili dal primo piano. Internamente è ancora presente in parte una saracinesca in legno di quercia che scorre verticalmente su due canali laterali anch’essi in legno di quercia. Su tutti e quattro i lati sono presenti bombardiere da utilizzare anche per artiglierie semiportatili.

Sulla parete nord-ovest, al primo piano, si apre la porta che da accesso ai locali superiori diventati poi abitazione della famiglia del mugnaio. Qui sono ben evidenti gli incavi del ponte levatoio, e la fessura del bolzone; sulla stessa parete, a destra della porta e allo stesso livello è posta una bombardiera , un’altra al piano superiore completa la difesa di tale porta.

Il mulino fortificato dai Gualdesi nel 1512, quest’anno precisamente cinquecento anni fa, assunse l’aspetto di un’alta torre merlata con beccatelli e caditoie, raggiungendo un’altezza totale sul lato nord di circa 18-19 metri; i muri perimetrali furono raddoppiati e raggiungono tutt’ora lo spessore di due metri.

Un vecchio agricoltore, che portava a macinare il grano nel mulino di Regoli, raccontava che lui stesso aveva partecipato alla demolizione degli ultimi due piani della torre, nei primi anni del 1900, perché pericolanti e con grosse fessure sulle pareti perimetrali alte. Per eseguire questo lavoro dovettero recarsi a Civitanova per acquistare dei lunghissimi e spessi tavoloni di legno che furono utilizzati come scivoli per portare a terra i materiali conseguenti ai lavori di demolizione, merlatura compresa.

Lo stesso Ugo Regoli, mentre mi raccontava questi avvenimenti, si rammaricava della avvenuta mutilazione della torre, che era, e sarebbe stata vanto per gli abitanti di Gualdo.

Arch. Giuseppe Gentili