Commenti e Saggi


29. Il Bosco Verticale - Al direttore di “Libero”, alla dottoressa Nicoletta Orlandi Posti


Al direttore di "Libero"
Alla dottoressa Nicoletta Orlandi Posti

Leggo il vostro giornale, “Libero”, praticamente da quando è nato. Una volta ho provato a scrivere a questo giornale senza ricevere risposta. Tale e quale a come quando si scrive ad un Ente Pubblico per contestare qualche cosa, non c’è mai risposta; anche per questo messaggio non ci sarà risposta,

Dopo aver letto l’articolo sul “bosco verticale dell’arch. Boeri a Milano” redatto dalla dottoressa Nicoletta Orlandi Posti, di martedì 31 maggio 2016, mi sono reso conto ancora di più che voi giornalisti credete di poter scrivere su qualsiasi argomento con la consapevolezza di essere depositari della verità.

Qualche volta bisognerebbe porsi qualche dubbio prima di osannare qualcuno o qualche cosa. Un premio d’architettura non presuppone in assoluto che l’oggetto premiato sia di valore architettonico, potrebbe essere soltanto una convenienza, delle tante esistenti, per qualcuno. Il fatto che il “bosco verticale” abbia ricevuto diversi premi non garantisce un bel nulla di valore. Le assegnazioni di questi premi sono veicolate solo a fini commerciali, legati ad interessi precisi immobiliari sociali o di altro e vario genere, raramente del solo valore architettonico che è comunque raro nel nostro tempo. Come si può premiare una palazzina con tanto di terrazzini adornati di basilico, se non in funzione della visione suddetta.

E’ proprio vero che “…prima di criticare bisogna conoscere...” ma non solo il libro scritto dall’arch. Boeri, perché altrimenti è come dire: “oste è buono il vino?...” invece, dottoressa Orlandi Posti, bisognerebbe avere una visone olistica dell’argomento che si sta trattando.

Il famoso “bosco verticale” anche se a prima vista, da una certa distanza, può essere accattivante, perché verde, non è architettura. Il fatto è che in certi ambienti culturali appena si vede un po’ di verde il giudizio diventa spontaneamente positivo, a prescindere.

Il “bosco verticale” mi ricorda solo una palazzina di borgata, un po’ più alta e con tanti terrazzini, ma sempre una palazzina; cosa c’è di tanto valore architettonico? Che sul terrazzino ci siano delle piante è oltremodo ovvio. Ma nel nostro tempo conta la possibilità di comunicazione, la divulgazione della comunicazione indirizzata e la pochezza delle idee, non il valore, l’intrinseco o la filosofia architettonica.

A Vienna c’è stato un artista e un architetto che insieme hanno costruito vera architettura verde e per di più a dimensione umana, quello che dovrebbe essere sempre l’architettura e quella che dovrebbe essere premiata, inoltre realizzata nei primi anni ‘80, molto prima del “bosco verticale”. La casa Hundertwasser-Krawina fa un solo boccone del bosco verticale, non lo vede per niente, ma al contrario ha pochissima notorietà mediatica. Basta guardare due foto a confronto per percepirne la differenza. Se poi entrassimo all’interno dell’architettura scopriremmo: appartamenti tipici dei palazzinari nell’un caso, mentre nell’altro troveremmo la giusta scala tra l’uomo e la natura, l’armonia, la poesia, la fantasia, altro che una palazzina un po’ più alta.

Qualche mese fa stavo a Milano e deviando il percorso del taxi mi sono fatto portare alcune volte sotto al bosco verticale. Essendo in inverno l’immagine era veramente squallida ed oltremodo triste. Tralascio il giudizio dei tassisti e quello popolare su questi edifici come mi hanno raccontato. Ma tornando solo all’architettura, egregia dottoressa Orlandi Posti, non è che si risolve il problema della cementificazione delle città mettendo gli alberi sul terrazzo, e neanche usando materassi verdi da parete o come si chiamano giardini verticali, ma almeno questi hanno un aspetto decorativo decente tutto l’anno. Mai sentito parlare di P. Blanc? Per risolvere il problema della cementificazione delle città non si deve costruire più nulla di nuovo, ma solo restaurare l’esistente e nel caso sia costruito durante gli anni sessanta o giù di lì, demolire quello che non serve. I boschi si debbono godere nella libertà della natura, ci mancherebbe che ora facciate passare anche questo messaggio: il bosco verticale è più bello. Lasci perdere i Cinesi e le “Città foresta”, i Cinesi hanno tanto di quello spazio che potrebbero vivere benissimo nella natura senza bisogno dei succedanei delle foreste per ovviare alle tante città inquinate, basterebbe cambiare il modello e il concetto di vita. Di questo Lei dovrebbe parlare del modello di città e di vita umana nella città, non di sperticati elogi al “bosco verticale”.

Sarnano 31 maggio 2016

Giuseppe Gentili
architetto contadino