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22. Perché non andrò all'Expo di Milano


Ossimoro: figura retorica che consiste nell’unione sintattica di due termini contraddittori, in modo tale che si riferiscano a una medesima entità. L’effetto che si ottiene è quello di un paradosso.

EXPO di Milano: "Nutrire il pianeta, energia per la vita".

Questa è la grande contraddizione, il grande paradosso, l’ossimoro: una spesa enorme per combattere lo spreco alimentare e la fame nel mondo. E per promuovere il fatto di combattere la fame nel mondo, si sperperano 18-20 miliardi di €.

Architetture beffarde, finalizzate allo spreco con il fine di essere demolite, smontate. Architetture della vanità e della competizione scenica, oggetti privi di funzionalità se non quella di effetti speciali per impressionare e propagandare il nulla e l’effimero ed ovviamente il vanesio architetto. Architetture dell’assurdo le definirebbe John Silber.

Sarebbe stato sufficiente costruire una serie di anonimi capannoni con il fine di soli contenitori, tutti uguali, dove all’interno le varie nazioni potevano incontrarsi e promuovere quello che più era nel loro interesse sia nella produzione che nella distribuzione alimentare. In pratica fare quello che fanno ora all’interno di ogni padiglione. Con le somme risparmiate fare opere agricole finalizzate alla produzione alimentare in luoghi difficili. Questo sarebbe stato l’EXPO vero risparmio e progettualità.

Capirei un EXPO relativo alla produzione industriale, al design, alla propaganda della innovazione tecnologica nelle costruzioni, qui allora proporre padiglioni e architetture competitive anche se inutili, al solo fine di accalappiare possibili clienti. Ma no in una manifestazione che si propone di ridurre lo spreco di alcuni paesi a favore della crescita di altri verso il bene essenziale che è l’alimentazione.

Manifestazioni collaterali senza senso: per esempio cosa c’entra una mostra di arte del passato con il favorire la crescita di prodotti agricoli a prezzi accessibili per l’alimentazione dei popoli.

Siccome io non capisco né come architetto né come uomo questo modo di progettare e sperperare, non andrò al tanto osannato EXPO. (anzi capisco benissimo il sistema, ma non lo accetto).

Come si può assumere come logo dell’Expo padiglione Italia “l’Albero della Vita” e realizzarlo finto, con giustificazioni ridicole fino al rinascimento e Michelangelo, che........... cosa c’entra, per non usare, un linguaggio più diretto . “Albero della Vita” icona di morte di scheletro inutile, giustificare e dare un senso a questo è una stupidaggine. Quando si trascende dalla realtà e si guarda all’interesse si giustifica tutto spacciandolo anche per innovazione e tecnologia, che in questo caso non serve a nulla. La fame nel mondo è cosa vera, egregi progettisti . Con la spesa fatta per l’Albero della Vita potevate sfamare diverse migliaia di persone.

Egregi architetti, pensateci su.

Giuseppe Gentili

15 maggio 2015