Commenti e Saggi


30. Elementari misure antisismiche per le murature degli edifici storici


In 43 anni di professione, ho avuto varie esperienze di terremoti, a cominciare dai primi anni ‘80, quando frequentai un corso di meccanica delle murature storiche tenuto a Senigallia dal professor Antonino Giuffrè (Università di Napoli). Corso fondamentale e precursore dei tempi nel restauro antisismico delle murature storiche, che fu frequentato da pochi professionisti delle Marche.

Inoltre più di una volta ho letto e riletto il famoso canonico testo di Sisto Mastrodicasa “Dissesti Statici delle Strutture Edilizie”, anche se non in maniera ingegneristica, perché per questo ci sono gli ingegneri.

Poi documentazione sul campo nei sopralluoghi per l’agibilità nelle aree centrali del terremoto del 1997, Visso, Colfiorito, Cesi ecc. e successivi interventi di restauro sia degli edifici pubblici che privati.

Questa è una minima ma indispensabile conoscenza dei problemi del terremoto relativamente agli edifici storici, conoscenza che resta pur sempre minima per me.

Molto spesso si dice che le murature antiche resistono meglio ai terremoti ed è vero, perché il tempo era in funzione della buona muratura e non della finanza, e la conoscenza della muratura e della sua statica era ben presente e conosciuta ai professionisti dell’epoca..

Uno dei grandi architetti del rinascimento Leon Battista Alberti, in un suo trattato sull’architettura (1485) afferma:”I naturalisti hanno notato che in natura i corpi degli esseri animati risultano strutturati in modo tale che le ossa non restino in nessun punto staccate tra loro. Allo stesso modo le ossature (degli edifici) saranno da riunire alle ossature, ed esse tutte da rafforzare nel modo più opportuno con nervi e legamenti; sicché la successione delle ossature, collegate tra loro, risulti tale da resistere da sola, quand’anche ogni altro elemento venisse a mancare, perfettamente conchiusa nella solidità della sua membratura”.

Con semplici interventi base, oltretutto di basso costo, orientati sulle tecniche dell’ ing. Giuffrè, si potrebbero evitare molti disastrosi crolli durante il sisma. Personali esperienze di restauro prima e dopo alcuni terremoti del passato mi hanno dato conferma di questo.

  1. L’intervento che non dovrà mai essere fatto nel restauro di un edificio storico, qualunque sia la dimensione, è quello di introdurre all’interno della struttura rigidezze diverse dalle esistenti, in sintesi il calcestruzzo armato: sia sottoforma di solai che di portali o architravi o cordolature o riprese di murature con alta resistenza. Questi interventi demolirebbero l’edificio. Perfino nel Vangelo di Marco (2, 18-22) c’è un discorso di Gesù che dice: “Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore”. Questo duemila anni fa.

  2. Fissaggio delle travi in legno dei solai di piano e di copertura alla muratura portante per impedire che con il movimento sismico escano dal piano di posa nel muro e crollino insieme portandosi dietro il resto del solaio. Una semplice cordolatura con profilati metallici bloccati a parete con spinotti e le travi fissate ad essa con tirafondi, impedirà la caduta delle travi e dei solai pur mantenendo la indispensabile elasticità della struttura. Questa cordolatura potrà anche essere realizzata a vista all’intradosso dei solai.. La cordolatura metallica è di per se elastica e non rigida, e costituirà anche il legante tra le pareti ortogonali dell’edificio ammorsando gli spigoli senza appesantire la struttura e senza produrre spinte unitarie ed unidirezionali in caso di sisma. Purtroppo questo sistema studiato e sperimentato dall’ ing. Giuffrè, pur avendo dato esiti positivi nella mentalità ingegneristica corrente sembra non essere stato percepito. Ieri sera 5 settembre, in una trasmissione televisiva, un ingegnere esponente di una delle tante Università Italiane, di uno dei tanti Istituti Antisismici, continuava ancora a sostenere che in sommità degli edifici in muratura, per avere un comportamento scatolare degli stessi, è necessario porre in opera cordolature in calcestruzzo armato che colleghi le murature, non ancoraggi metallici leggeri ed elastici ma pesanti e rigide cordolature in calcestruzzo armato. Se questi elementari concetti non entrano in testa neanche agli specialisti poi cosa ci possiamo aspettare.

  3. L’incoerenza e la degenerazione della malta delle murature, specialmente quelle in pietra, si può ovviare mediante iniezioni di boiacca di cemento a bassa resistenza che eseguita seguendo lo schema di una maglia di 70 cm circa per tutto lo sviluppo del muro consoliderà l’insieme ripristinando i piani di posa sconnessi delle pietre, pur mantenendo le stesse caratteristiche architettoniche.

Oggi ho ascoltato un TG che comunicava che nelle zone terremotate di Amatrice e dintorni si stanno raccogliendo su ordine delle Procure campioni di materiali crollati. A cosa possono servire i campioni di materiali crollati! Anche dopo approfondite ricerche, che gli esperti eseguiranno, i mattoni resteranno mattoni le pietre si saranno comportate da pietre, il ferro manterrà la caratteristica del ferro. Forse si cercano campioni di malta per scoprire la carenza di cemento, ma i muri di questi edifici sono di qualche secolo fa, dove il cemento non è presente, inoltre non è la carenza di cemento nella malta il problema, anzi a volte è pure meglio, ma il danno viene provocato dal non idoneo assemblaggio dei materiali costituenti l’edificio e dalla mancata messa in sicurezza delle strutture. Oggi non si risparmia sul cemento, il costo è ridicolo, non servono le fibre al carbonio o altre cosiddette tecnologie avanzate per un buon restauro delle murature storiche, serve solo un minimo di conoscenza della letteratura specifica e un po’ di esperienza.

6 settembre 2016
arch. Giuseppe Gentili